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VIAGGIO TRA I VINI D'ITALIA - BAROLO, CINQUE TERRE E FRANCIACORTA


  • Pubblicata il 25/02/2020

L’Italia è, accanto alla Francia, la terra del vino per eccellenza con prodotti di altissima qualità. La notevole varietà di climi e terreni permette infatti la produzione di vini dalle caratteristiche uniche e inimitabili. Proseguite nella lettura per scoprire di più su come alcuni di questi vini abbiamo raggiunto l’eccellenza non solo in Italia ma anche nel resto del mondo. Cominceremo questo viaggio attraverso l’Italia partendo dalle regioni di nord-ovest: Piemonte, Liguria e Lombardia.


BAROLO (Piemonte)


Le colline delle Langhe, coperti dai vigneti di Nebbiolo usati nella produzione del Barolo

Il Barolo DOCG è un eccellente vino rosso prodotto in Piemonte, sulle colline delle Langhe, a partire da uve Nebbiolo. Nella sua forma moderna (o quasi) il Barolo nasce in tempi recenti, a metà dell’Ottocento, nonostante l’uva Nebbiolo abbia costituito una parte importante dell’economia piemontese a partire già dal Duecento.

Attorno al 1830, Paolo Staglieno sperimentò nuove tecniche per ottenere dall’uva Nebbiolo un vino secco (ovvero con basso residuo zuccherino) sfruttando in parte quello che è noto come metodo Gervais, un processo che permetteva l’eliminazione di acido carbonico e biossido di carbonio durante la vinificazione. Questo nuovo metodo di produzione per vini secchi, da allora noto come metodo Staglieno, permetteva di ottenere vini di ottima qualità che riuscivano a mantenere le loro caratteristiche (molto complesse) anche per lunghi periodi, permettendone quindi il trasporto a distanza e l’esportazione.

Fu Juliette Colbert (nota in Italia come Giulia Faletti di Barolo) a portare avanti l’opera di Staglieno, con l’appoggio di Camillo Benso di Cavour e Vittorio Emanuele II di Savoia, e la marchesa riuscì a far apprezzare il vino nelle corti di tutta Europa.

Il vino era a quel punto ottenuto con un blend di Nebbiolo (90%) e Pinot Nero (10%) e riscosse un enorme successo a cavallo tra Otto e Novecento. La morte di Giulia e le conseguenze nefaste della Prima guerra mondiale portarono tuttavia al declino della produzione, cui si aggiunse l’infestazione di Fillossera degli anni Trenta che distrusse gran parte delle viti piemontesi.

Solo dopo la Seconda guerra mondiale l’attività vitivinicola riprese vigore, con opere volte a rivalutare le cantine del Castello di Grinzane Cavour (proprietà del famoso conte Camillo Benso) e del Castello di Barolo. L’importanza del vino raggiunse un punto tale che dagli anni Sessanta è consentita la menzione del cru (oltre cento possibili) nelle etichette del vino e nel 1966 al vino fu riconosciuta la certificazione DOC. Dal 1980 la denominazione è passata a DOCG e fu determinato come carattere fondamentale l’uvaggio al 100% di Nebbiolo.

Il vino Barolo è un prodotto estremamente complesso, le cui caratteristiche possono cambiare in maniera decisa in base al terreno su cui la vigna cresce, che può essere sabbioso, argilloso o un mix dei due. Generalmente il Barolo viene abbinato con piatti a base di carne rossa, selvaggina, pietanze a base di tartufi e formaggi stagionati dal sapore deciso. Una ricetta che si basa interamente sul vino Barolo è il tipico brasato al Barolo piemontese.


FRANCIACORTA (Lombardia)


Le colline della Franciacorta coperte di vigneti

Il Franciacorta DOCG è un ottimo spumante prodotto nella provincia lombarda di Brescia rispettando scrupolosamente il tradizionale metodo per la presa di spuma (il cosiddetto metodo classico) con rifermentazione in bottiglia (analogamente a quanto avviene per lo Champagne francese).

La tradizione vitivinicola in Lombardia ha origini antichissime, probabilmente in epoca neolitica, ma le prime testimonianze scritte provengono da autori latini come Plinio e Strabone.

Con la caduta di Roma e la conseguente decadenza in tutta Europa spettò ai monaci il duro compito di tenere viva l’arte della coltivazione della vite: questi introdussero la pratica celtica (che stava riemergendo con l’allentarsi dell’influenza romana sul nord Italia) di produrre vini più dolci e godibili (contrapposti a quelli romani, caratterizzati da un tasso alcolico altissimo) e conservare il prodotto in botti di legno piuttosto che in otri di ceramica e terracotta.

La natura monastica del nuovo metodo di vinificazione è testimoniata anche dalla denominazione stessa: negli Statuti di Brescia del XIII secolo compare il toponimo Franzacurta che può essere ricondotto alla locuzione latina francae curtae col significato di ‘monasteri franchi’ (nel senso di ‘affrancati’ ovvero ‘esenti’ da imposte vescovili). Il toponimo non ha quindi alcune relazione con la Francia.

Già a metà del XV secolo la Repubblica di Venezia stabiliva il confine della regione Franciacorta, senza però menzionare vini e/o agricoltura che in quel periodo stavano tuttavia vivendo un periodo di prosperità e fioritura.

Gli esperimenti nei secoli successivi porterano nel 1961 alla produzione delle prime bottiglie etichettate Pinot Franciacorta. Nel 1995 al vino spumante viene riconosciuta la denominazione DOCG e da questo momento gli altri vini fermi prodotti in Franciacorta dovettero essere ribattezzati Terre di Franciacorta DOC e poi, a partire dal 2008, Curtefranca DOC.

Le tre tipologie riconosciute (Bianco, Satèn, Rosé) si sposano bene a molte pietanze, risultando ottimi vini da pasto, ma minime variazioni nel territorio e nelle annate possono portare a vini molto diversi tra loro pur condividendo la stessa denominazione.


CINQUE TERRE (Liguria)


I vigneti delle Cinque Terre, piantati sui terrazzamenti a picco sullo splendido mare della Liguria

I vini bianchi Cinque Terre DOC sono prodotti nell’omonima zona della Liguria che riunisce i comuni di Monterosso, Corniglia, Vernazza, Manarola e Riomaggiore.

La viticoltura in Liguria è attestata già dal VII secolo a.C. quando i greci giunsero sulle coste d’Italia. Dati gli alti costi per il trasporto del prodotto dalla madrepatria e il deterioramento del vino durante i viaggi, i greci si risolsero a piantare la vite in Liguria producendo quindi il vino in loco. La fama del vino crebbe negli anni al punto che in epoca romana Plinio il vecchio, nella sua Naturalis Historia parla del vino prodotto a Luni come del migliore prodotto in tutta l’etruria (Etruriæ palmam Luna habet).

Con la nascita dei comuni nel medioevo e l’espansione di Genova grazie alla sua potente flotta, la Liguria visse un momento di prosperità senza precedenti e l’aumento della popolazione permise di mettere a coltivazione sempre più terra, con la realizzazione di imponenti opere di terrazzamento sui ripidi pendii della Liguria.

Nei secoli successivi la coltivazione della vite sostentò la popolazione della Liguria e nell’Ottocento, con il rapido miglioramento delle tecnologie, ulteriori spazi furono terrazzati e coperti con vigneti. Tutto questo fino agli anni Venti, quando l’attacco della fillossera distrusse quasi interamente le viti piantate con tanta cura negli anni passati. La ricostruzione fu lenta e si basò sull’innesto delle viti locali sulle barbatelle di vite americane. Negli anni ’70 la Cantina Sociale delle Cinque Terre finanziò l’installazione di monorotaie e carrelli lungo i pendii, permettendo una più agevole lavorazione delle terre coltivate.

Nel 1995 i vini delle Cinque Terre (a base di Bosco, Albarola e Vermentino) ricevettero la denominazione DOC e da quel momento i produttori si sono impegnati, durante le vendemmie, a effettuare una selezione accurata delle uve per migliorare sempre di più la qualità del prodotto.

La denominazione Cinque Terre può avere un ulteriore specificazione in base alla zona di produzione: Costa de Posa, Costa de Campu e Costa de Sera. La variante passita, da abbinare con formaggi e dolci, prende il nome di Sciacchetrà.

Da ottimo vino bianco, il Cinque Terre DOC si sposa bene con piatti di pesce (dagli antipasti ai secondi) ma è ottimo anche in congiunzione con piatti a base di verdure (ad esempio il tipico pesto alla genovese) e/o carne.


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