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LA SPLENDIDA VILLA LA VAGNOLA IN VENDITA IN TOSCANA


  • Pubblicata il 29/07/2019

Romolini Immobiliare è lieta di presentare Villa La Vagnola, una splendida villa padronale del XVIII secolo costruita al bordi del borgo medievale di Cetona. La proprietà è inserita in una splendida tenuta di 11 ettari che costeggia il paese. L’edificio, che a prima vista può apparire come una tipica residenza padronale della campagna toscana, nasconde al suo interno degli ambienti unici, decorati con incredibile gusto. L’edificio ospita ben 15 camere, ognuna decorata con il suo personalissimo stile che la rende diversa da tutte le altre, ed è completata da uno splendido giardino all’italiana sul retro.

Lo splendido giardino invernale di Villa La Vagnola, situato al centro del giardino all'Italiana disegnato e realizzato da Paolo Pejrone

LA VILLA E IL PASSAGGIO DI GARIBALDI A CETONA

Attorno al 1750, il nobile cetonese Salustio Terrosi volle celebrare il suo matrimonio con Maria Antonietta Vagnoli costruendo per l’occasione una lussuosa villa. La posizione designata era occupata all’epoca da edifici parzialmente diroccati e corsi d’acqua che formavano una sorta di pantano malsano. Per poter costruire l’edificio si decise chiaramente di demolire gli edifici preesistenti e il terreno fu livellato con imponenti opere di scavo in modo da eliminare qualunque traccia d’acqua che potesse rendere instabile il terreno.

Conclusi i lavori di preparazione, la villa venne costruita nel luogo che occupa ancora oggi con accesso diretto dalla piazza principale di Cetona. Sotto la villa, Terrosi fece scavare una rete di tunnel e gallerie che furono poi decorati con dei bellissimi blocchi di travertino estratti dalle cave sul Monte Cetona. La villa assunse la sua conformazione attuale nel momento in cui due edifici adiacenti furono uniti a formarne uno solo.

La villa era ancora di proprietà della famiglia Terrosi a metà dell’Ottocento e nel 1849 l’edificio fu testimone del passaggio di Giuseppe Garibaldi a Cetona. L’allora tenente della guardia civica, Pietro Terrosi, assistette in prima persona all’arrivo di quello che sarebbe divenuto l’Eroe dei due Mondi e anni dopo, nel 1859, pubblicò una breve memoria intitolata Garibaldi a Cetona – Racconto Storico di Pietro Terrosi (Firenze, Tipografia Mariani, 1859) in cui troviamo il resoconto di quei due giorni vissuti con tanta passione dagli abitanti di Cetona.

Bell’alba sorgeva il 17 luglio 1849 preceduta da notte alquanto burrascosa e non senza pioggia. Declinava il mio sonno abituato a cessare al mattutino apparire della luce e forte una voce concitata mi chiamava dalla strada sottostante alle finestre; balzo dal letto, corro, mi affaccio; gli era il Sergente di guardia del picchetto civico, designato alla vigilanza della notte, che mi avvertiva giungere il general Garibaldi a Cetona con tutte le sue genti” (p. 7). La popolazione di Cetona accolse a braccia aperte il generale che stava risalendo la penisola seguito dai suoi fedelissimi dopo la fallimentare esperienza della Repubblica Romana. Tutti si prodigarono per fornire ai soldati esausti un ristoro, “intanto il Generale con brillante Stato Maggiore, con elegante comitiva si interteneva nelle mie sale, dirigendo calde parole di santo affetto per l’Italia nostra a tutti, ma più al giovinetto Scipione Terrosi, cui lasciava in prezioso ricordo un fucile di precisione” (pp. 16 – 17). La villa quindi ospitò il generale durante il suo soggiorno a Cetona, dove fu ospite prima di Pietro Terrosi e poi del gonfaloniere Rodolfo Gigli.

Al calare della sera del 18 luglio 1849 “la Legione rifocillata, rivestita, a vita quasi novella ridonata, passeggiava tranquilla tra i festanti Paesani già stretti amici dell’applaudita schiera, quando a un tratto i tamburi, battenti per cenno del Duce, accennavano la subitanea partenza da quella terra ospitale che con tanta espansione e con ogni effusione della più cortese urbanità nel suo seno l’aveva accolta” (p. 19).

Dal racconto di Terrosi, parole sue, si accerta “che il popolo Toscano, in particolare quello del suo remoto Castello (Cetona, ndr), anziché attendere insinuazioni perverse, rivendicava l’onor del paese, soccorreva, festeggiava come fratelli quei miseri, e sotto l’abbuiato orizzonte patrio nel precipitar d’ogni italica fortuna, osava salutare come Re d’Italia il loro eroico Duce. Ed aura profetica invadeva il popolo di Cetona ispirandolo a tal grido, perché scorsi appena dieci anni l’Eroe cui un palmo di terra non restava per posare le stanche membra, eccolo capitanare sano esercito, eccolo vittorioso delle tedesche schiere, eccolo Duce di quelle toscane milizie che allo straniero voleansi unite. Sì Garibaldi coll’altro grand’eroe Vittorio Emmanuele regnano ora soli sul cuore d’ogni italiano” (pp. 26 – 27).

Il ricordo di Garibaldi a Cetona fu molto caro, al punto che la cittadinanza intitolò al generale la piazza principale del paese (oggi Piazza Garibaldi, appena fuori da Villa La Vagnola) ed eresse monumenti all’eroe dei due mondi. Garibaldi stesso ricordò sempre con affetto la popolazione di quel piccolo paese toscano che offrì a lui e ai suoi uomini una così festosa accoglienza. Proprio con Pietro Terrosi Garibaldi intrattenne una fitta corrispondenza negli anni a seguire e una delle lettere (scritta da Garibaldi) è stata incisa su una lapide commemorativa visibile a Cetona: “Mio carissimo amico, ho avuto la cara vostra di Novembre e il vostro bel libro [...] ove ho trovato dei malinconici ma ben cari ricordi. Io rammento [...] la cara accoglienza delle generosa popolazione di Cetona a me ed ai miei prodi compagni d'armi - resto dei prodi che sostennero l'onore italiano a Roma. Se la fortuna mi conducesse verso quelle contrade io rivedrei la cara vostra città con filiale affetto. Vogliate frattando salutarmi la famiglia e i buoni vostri concittadini [...]”.

 

IL GIARDINO DELLA VILLA

Il giardino all'italiana disegnato da Paolo Pejrone, con il monumento a Garibaldi visibile sulla sinistra

Gli esterni della villa sono unici nel loro genere. Appena usciti dall’edificio ci troviamo di fronte uno splendido giardino all’italiana progettato dall’architetto Paolo Pejrone (1941), appassionato di giardini fin dall’infanzia e formatosi nell’arte paesaggistica al fianco del britannico Russel Page. Il lavoro di Pejrone lo ha portato a lavorare in Italia, Francia, Svizzera, Arabia Saudita, Grecia, Inghilterra e Germania in progetti sia pubblici che privati. Tra le siepi e le piante ornamentali del giardino troviamo un monumento commemorativo a Garibaldi, una Turkerie costruita nel 1837 in onore del Pascia turco in visita a Cetona e il giardino invernale, uno splendido edificio finemente decorato e oggi coperto di piante rampicanti.

Proseguendo oltre il giardino si entra in un piccolo bosco che ospita una ragnaia e uno splendido anfiteatro in pietra con 200 posti a sedere. La ragnaia era in origine un fitto boschetto di alberi ad alto fusto tra i quali venivano tese delle reti per catturare dei piccoli uccelli. Col tempo la ragnaia ha perso la sua funzione per la cattura degli animali e il termine è passato a indicare semplicemente un boschetto decorativo in cui magari trovare sollievo dal calore estivo.

Particolare unico della tenuta di Villa La Vagnola è la presenza di una tomba etrusca del VII secolo a.C. che è stata attentamente smontata e trasportata a Cetona, dove è stata riassemblata e decorata con reperti originali sempre di epoca etrusca. Su una delle pareti sono ancora ben visibili degli affreschi.

 

GLI INTERNI

Gli splendidi interni della villa, disegnati da Renzo Mongiardino e decorati con ceramiche fatte a mano e architetture trompe l'oeil dal gusto tipicamente neoclassico

Come per gli esterni, anche gli interni di Villa La Vagnola non hanno eguali. I vari saloni di rappresentanza e le camere sono tutti finemente arredati e decorati con elementi di altissimo pregio. Lo scenografo Lorenzo Mongiardino (1916 – 1998), che ha lavorato al fianzo di registi e librettisti come Franco Zeffirelli, Peter Hall, Giancarlo Menotti e Raymond Rouleau, fu incaricato di riprogettare gli interni della struttura secondo i suoi specifici canoni, esposti nell’opera Architettura da camera (1993). L’ispirazione per il lavoro colse Mongiardino mentre osservava alcuni acquerelli d’inizio Ottocento che raffiguravano varie stanze di edifici tedeschi e austriaci, con il loro stile particolare e sofisticato. Altro illustre edificio che fu usato come “fonte” è Palazzo Pitti a Firenze, i cui interni coloratissimi e i motivi sulle pareti sono chiaramenti riconoscibili nelle decorazioni degli ambienti di Villa La Vagnola.

Lo splendido salottino vetrato della villa che da direttamente sul giardino

L’accostamento di oggetti comuni e di antiquariato ha sempre constraddistinto il lavoro di Mongiardino, così come l’uso di pannelli dipinti e decorazioni trompe-l’œil che simulano la presenza di architetture (in genere in stile neoclassico). E Villa La Vagnola non fa eccezione in questo: i grandi saloni presentano tetti affrescati in modo da simulare le cassottonature degli edifici romani (il Pantheon prima fra tutti) e colonne dipinte che paiono sostenere le cornici che separano i muri dai soffitti. Le ceramiche che coprono i pavimenti della casa sono tutte realizzate a mano da maestranze specializzate, così come le splendide carte da parati (anche queste realizzate a mano) che troviamo nelle camere.


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